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P. Mastrocola, Una barca nel bosco

“A tutti coloro che amano le isole o che sono, essi stessi, un’isola”.

Gaspare Torrente è un ragazzo brillante nello studio, gli insegnanti pensano che possa fare grandi cose. C’è un però, vive in una piccola isola del sud, dove suo padre fa il pescatore. Con sacrificio di tutta la famiglia, lui e la madre si trasferiscono a Torino, perché possa fare un buon liceo. Tuttavia, la scuola tradisce ogni sua aspettativa, non riesce a trovare un suo posto in un mondo ostentatamente moderno, dove la serietà cede il passo ad una superficiale forma di comprensione, che non sa farlo sentire accolto per quello che è. E’ una barca nel bosco, fuori luogo, a disagio. Essere bravi è una vergogna e tutto quello che può fare è sforzarsi di non esserlo. Una riflessione interessante sulla scuola di oggi e sul mondo degli adolescenti.

“Entra il professore di latino e dice: – Ragazzi, ho le verifiche.

E qui io vorrei morire. Disintegrarmi colpito da una pistola laser, oppure liquefarmi (…). Comincia a sventagliare un foglio dopo l’altro, un 2, un 4, massimo un 5/6 sputacchiato. – Un disastro, ragazzi, un vero disastro (…).

Acchiappo il foglio, sbircio: 10. Di nuovo, lo sapevo! (…)

Perché io sono uno che prende 10 di latino, ecco.

Ad esempio fino adesso ne ho giù presi tre di 10, e questo è il quarto 10, e adesso mi sento tutti i compagni addosso. Cioè i loro occhi. Me li sento puntati come mitraglie. Nessuno dice niente, c’è un silenzio di catastrofe nucleare o anche una cosa peggio. Io lo so cosa dovrei fare adesso. Lo so, ma non mi viene. Mi sento che mi si impietrisce la faccia e non mi esce un fischio di niente. Dovrei dire semplicemente: – Puro culo.

Tutto qui. Mi salverebbe questo <puro culo>. E invece niente: non mi esce. Perché io non solo vado bene di latino, ma non riesco neanche a dire parolacce. Non mi vengono. Mi si bloccano in gola come una pallottola di cheving gum. Al massimo mi esce <un fischio di niente> e proprio quando va di lusso anche qualche <fottuto>. Se poi vogliamo strafare, <un fottuto fischio di niente>: ma mi sarà venuta due volte nella vita una cosa così.”

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